Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
Di Paolo (del 19/03/2010 @ 09:27:56, in ARTE, linkato 88 volte)
Dal secondo dopoguerra ai giorni nostri, la domanda che più ricorre quando si parla di arte contemporanea è: dove va l’arte contemporanea? Di fronte al susseguirsi dei movimenti, delle tendenze, delle sperimentazioni, esiste una specie di inadeguatezza perfino da parte degli addetti ai lavori di riuscire a parlare d’arte in modo chiaro, soddisfacente e, soprattutto, “adeguato”. La rottura di tutti i canoni estetici precedenti, l’irruzione di nuove tecnologie e le frenesie di curatori di mostre, artisti ed enti “all’avanguardia”, hanno reso impossibile uno sguardo pacato su ciò che questa “arte contemporanea”.(contemporanea fino a quando?) produce e realizza come “opera” d’arte. Ridotte le manifestazioni d’arte pittorica a residuato antico e quasi archeologico, hanno diritto all’appellativo di opere d’arte contemporanea solo quelle che adottano almeno un mezzo tecnologico contemporaneo (dai primi video-tape al digitale attuale), realizzando quel precetto del “il mezzo è il messaggio”. Quanti video sono passati nelle varie Biennali italiane ed estere senza lasciare traccia di sé, significativi di solito solo per l’autore e l’incauto mecenate? E che dire delle installazioni e delle performance? Di solito amplificano eventi tragici trasmessi da tutti i mass-media (guerre, mutilazioni, violenze, nuove barbarie), e servono solo per stendere articoli di fondo scandalizzati od osannanti in occasione delle vernici degli eventi che le ospitano, per poi cadere anch’esse nel dimenticatoio. …ma se non fosse così?... Basterebbe la pittura a ridare forza alle manifestazioni d’arte contemporanea? Concretamente e onestamente devo dire, da sostenitore della pittura, no! Non basterebbe. Non basterebbe, perché non ci sono in giro artisti che siano pittori e pensatori insieme. La pittura in quanto tale è sempre più ridotta alla sola funzione decorativa e/o ripetitiva di canoni ormai storicizzati e quindi di poca efficacia per rappresentare compiutamente l’attualità. Bisogna allora decidersi: demandiamo all’arte contemporanea il solo scopo di testimoniare l’aspetto tecnologico della ricerca artistica, slegandola dai contenuti e limitiamoci pertanto ad ammirare con stupore quello che gli artisti riescono ad escogitare…oppure pretendiamo che anche quest’arte così fortemente connotata tecnicamente abbia un qualche “messaggio” che non sia sempre e solo autoreferenziale. Molta parte di questa arte contemporanea è stata definita “arte povera”, riferendosi sicuramente all’uso di materiali poveri. Ma che simpatico paradosso contiene! Non c’è nulla di più RICCO dell’arte povera, oggi…
Di Paolo (del 15/03/2010 @ 14:24:55, in SOCIETA', linkato 76 volte)
Nel periodo di decadenza morale, politica e civile in cui mi trovo a vivere, credo sia più che mai necessario che anche gli artisti si esprimano sulle condizioni del Paese. Non si può pensare solo alle mostre, alla critica, al denaro, come se vivessimo in un mondo a parte. Occorre dire da che parte si sta, con coraggio e convinzione, almeno da parte di chi è capace di scelte chiare, senza reticenze. Io sono contro Berlusconi! e chi è contro Berlusconi è sicuramente anti-berlusconiano. Rischiano il ridicolo i fini intellettuali che cercano di barcamenarsi dicendo che non si fa politica "contro" qualcuno. A loro chiedo: durante il fascismo avreste fatto queste sottili distinzioni? Certo, ci voleva del coraggio a definirsi anti-fascista. Ma sono stati proprio gli anti-fascisti a creare e realizzare la fine del famigerato ventennio. Anche Berlusconi sta arrivando a quasi 20 anni di potere in Italia, diretto o indiretto. Per farlo cadere ci vuole una grande spinta. Bisogna essergli contro, senza se e senza ma. Io sono ANTI- BERLUSCONIANO.
Di Paolo (del 04/02/2010 @ 15:24:26, in SOCIETA', linkato 265 volte)
  Partiti e padroni Forse è il momento di fare un piccolo ragionamento sui partiti attualmente operativi a livello nazionale, in Italia. Quanti sono autentici partiti democratici e quanti, invece, sono l’espressione di un padre-padrone o di un padre-tutore unico? Per cominciare dal più emblematico, il cosiddetto Partito delle Libertà o Pdl, occorre dire di chi è espressione? chi ne è il padre-padrone unico? Semmai è necessario ricordare che l’assorbimento di quello che fu il partito della destra, ex MSI e poi Alleanza nazionale, ha permesso una semplificazione, togliendo Fini dal numero dei padri-padroni a tutto vantaggio di Berlusconi. La Lega. Anche qui non ci sono dubbi. E’ il partito di Bossi. L’ Udc di chi è? Casini, senza dubbio. Gli altri pretendenti sono andati a rifugiarsi in altri gruppi per avere un po’ di visibilità e/o di potere, visto che l’unico leader è proprio Casini. L’Idv, Italia dei Valori, è di Di Pietro, punto. Il Partito Radicale non si identifica forse nel duo Pannella-Bonino, anche se nomina altri come segretari pro-tempore? Resta il PD, partito democratico che, in quanto “democratico”, delega al segretario la “padronanza”, ma con limiti e condizionamenti che di fatto non lo portano ad assumere il ruolo di “padrone” come i colleghi negli altri partiti. Quindi, su sei partiti, cinque sono l’espressione di un leader autentico e il sesto, il solo a definirsi, guarda caso, “democratico” è l’unico senza un leader unico, riconosciuto, incontestato e incontestabile. Da questo punto di vista si ha, anzi, la contraddizione massima: è il solo partito a funzionare ancora con sistemi di selezione e di nomina simili a quelli del passato proprio mentre tutti gli altri si sono trasformati in “partiti del leader”. Sempre a sinistra, inoltre, la frammentazione in partitini di quello che era il PCI, ha tolto rappresentanza ad una parte notevole dell’elettorato. O si riuniscono con un sistema simile al Pd, quindi con leader scelto democraticamente, ma debole, oppure non potendosi configurare come un partito unico, di tipo stalinista o berlusconiano, rimarranno satelliti isolati o destinati alla convergenza con il Pd. Questa anomalia del Pd, nel panorama attuale governato e regolamentato da questo sistema elettorale, lo destina ad essere partito di massa, ma non partito di governo, perché non riuscirà mai ad avere una linea unica ed indiscussa tale da riunire la maggioranza del paese sotto le proprie insegne. Qualsiasi accordo tra due o più formazioni ad esso alternative, raggiungerà sempre la maggioranza per quanto il governo nazionale e, tra non molto, anche nelle altre situazioni locali a partire dalle grandi Regioni. Il sistema maggioritario che dovrebbe favorire la formazione di due soli partiti, uno di simil-destra e l’altro di simil-sinistra, in Italia resterà una possibilità teorica o molto remota, perché il sistema elettorale stesso non lo favorisce e, soprattutto, la mentalità dell’elettore italiano non sa stare solo in una collocazione “fissa” ed aspira sempre a distinguere e distinguersi. Ecco perché l’Italia attuale non può che essere berlusconiana, cioè stalinista di destra. Dire di Berlusconi che è l’erede di Mussolini e che il suo movimento è simil-fascista risulta perciò una grande inesattezza storica. Berlusconi incarna lo stalinismo di destra, un sistema a partito unico, a padrone unico, da assumere in toto senza “se” e senza “ma”, vera e propria religione assoluta.
Di Paolo (del 27/01/2010 @ 09:20:29, in SOCIETA', linkato 187 volte)
riporto, in italiano, un frammento di discorso tra due gondolieri al traghetto di S.Tomà, durante la traversata (con nomi di fantasia, ovviamente):
Bepi: hai sentito che ieri c'erano le primarie del popolo della sinistra? Nane: si, si. Esistono ancora quelli di sinistra? Bepi: purtroppo si. E pensare che sarebbe bastato andare ieri, mentre votavano, ai seggi e buttargli una bomba! Nane: si, si. Proprio quello che ci vorrebbe per questa manica di sfaticati.
Commento: L'italiano non rende "il colore" delle espressioni usate, ma tutti possiamo immaginarle! Mi chiedo, ma i gondolieri non sono "lavoratori" che dovrebbero essere rappresentati più dalle istanze della sinistra che da quelle della destra oligarchica di questa città? Infine, perchè questo "livore" verso la sinistra? Chi istilla quest'odio anche in giovani così poco impegnati politicamente, ma ferrei nel difendere i privilegi della propria "casta"?
"...detesto gli altri, quelli che mi derubano della mia solitudine, senza offrirmi veramente compagnia"
da "Le lacrime di Nietzsche"
Di Paolo (del 20/01/2010 @ 14:43:08, in ARTE, linkato 149 volte)
Di Paolo (del 20/01/2010 @ 14:40:49, in ARTE, linkato 124 volte)
Di Paolo (del 30/12/2009 @ 14:25:47, in ARTE, linkato 186 volte)
 Sembra di trovarsi di fronte a dei ger  oglifici, ma queste opere, che davvero ci fanno balzare indietro nel tempo a quasi 2000 anni a.C., sono moderne. La tecnica di esecuzione è moderna e persino il suo contenuto, che non parla del passato, ma evoca il futuro. Per comprendere le opere del veneziano Paolo Baruffaldi, forse, dovremmo salire in una delle sue originali astronavi e farci trasportare altrove, in uno dei tanti pianeti rappresentati, lontano da questa terra, ma con la possibilità comunque di osservarla, ascoltarla, amarla. Paolo Baruffaldi è un artista versatile che spazia dalla tecnica pittorica a quella incisoria, senza rinunciare a qualche sperimentazione come lo dimostrano i suoi lavori digitali che lo hanno fatto approdare alla mostra “Terrae” nel 2003. Anche allora il segno-simbolo-firma era protagonista. Sembrava un omino stilizzato a cui qualcuno ha dato le sembianze di un angelo, mentre altri di un demone. Baruffaldi lascia ancora oggi libertà alla interpretazione, consapevole del dibattito intellettuale e filosofico che ne consegue. Il segno torna come cifra arcaica, come un graffito egizio ma per raccontare il futuro o chissà, il presente. Gli ultimi lavori si articolano in diversi gruppi tematici: ci sono i pianeti e i castelli, le astronavi, e fa capolino il tema della danza. Tutte le composizioni, realizzate dall’artista con la tecnica incisoria (acquaforte, acquatinta, punta secca e xilografia), ricordano molto la struttura delle stele egizie, dove l’opera sembra che rispetti una gerarchia, è fatta a strati, a gradini e man mano si sale si conosce una nuova storia. Ma i racconti non sono di carattere sacro come lo erano la maggior parte delle opere egizie, piuttosto narrano di questa terra, della sua fragilità e contraddittorietà. Se nella mostra “Terrae” la cifra simbolica, pur essendo “aliena” alle cose terrene e ad una civiltà che si ostina a standardizzare e ad unificare, apparteneva comunque alla Terra. Ora, questa figura antropomorfa ha preso il volo. Sembra aver tagliato il cordone ombelicale con quel mondo che non la faceva partire, crescere e sentirsi libera, magari pure felice. L’omino (e l’artista) è in viaggio con la sua astronave ed esplora mondi lontani e diversi. Nei suoi itinerari extraterrestri (o forse onirici) l’artista incontra pianeti variegati che ci ripropone con un’esplosione di colore. Sembra di guardare l’universo attraverso un caleidoscopio. Ogni volta una forma diversa, che si traduce in una miriade di colori, odori e sensazioni. Ma non sempre il viaggio è possibile. La Terra lo reclama. Ecco allora fare la sua comparsa un altro personaggio, più volte riproposto da Baruffaldi, il prigioniero. In quest’opera si respira l’ansia dell’omino che, intrappolato, cerca di liberarsi con tutte le forze dalle morse terrene. “Il prigioniero – ha detto l’artista – serve a ricordarci da dove veniamo e che alla fine non siamo davvero liberi. I condizionamenti della vita quotidiana, infatti, ci impediscono di spiccare il volo!”.
Di Paolo (del 21/12/2009 @ 15:14:18, in SOCIETA', linkato 117 volte)
La politica oggi fa gran uso dei sondaggi e Berlusconi è il profeta di questa tendenza. Avendo mezzi superiori a chiunque altro in Italia (giornali, tv, pubblicità, un partito personale, ecc) , è anche il più conosciuto, il più presente, il più popolare. Ovvio che i sondaggi registrino questo dato di fatto e gli diano quindi ragione, in termini di "audience". La società italiana è ormai strutturata secondo il modello consumistico praticato e "imposto" da Berlusconi e la gran maggioranza degli elettori ne condivide valori, slogan, vizi pubblici e ...privati. Nessuna meraviglia perciò che ogni evento che riguarda il personaggio, diventi occasione per accrescerne il fascino, compresi soprattutto i fatti nei quali può interpretare il ruolo della vittima. Lottare contro questo fenomeno è cosa vana! Meglio adattarsi e attendere tempi migliori che non potranno che essere, per contrasto, "peggiori", perchè solo da una crisi profonda del modello di società berlusconiana potrà trarre linfa una resistenza ed una conseguente proposta alternativa che indichi una via diversa a questa società incantata. Ve lo immaginate il risultato, in termine di popolarità, di un sondaggio svolto nel ventennio? Quanto avrebbe avuto Mussolini?
Di Paolo (del 20/12/2009 @ 16:05:35, in ARTE, linkato 204 volte)
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