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Detesto gli altri, quelli che mi derubano della mia solitudine senza offrirmi veramente compagnia. di " da "Le lacrime di Nietzsche""
 

Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Paolo (del 16/07/2010 @ 14:41:24, in PERSONALE, linkato 25 volte)
Il Tempo che ci è dato

E’ questo!
Questo della mia vita è il Tempo che mi è stato dato
Non scelto, non voluto, non partecipato,
ma presente, pesante, potente.

Con esso non condivido quasi nulla
I miei desideri soccombono ai suoi voleri
Non figlio
Non amante
Non padre.

Eppure son io!
A me stesso devo il poco coraggio
Dovevo odiare, uccidere, rinnegare,
scappare da quel poco caldo
che mi hanno concesso per trattenermi.

Altrove!
Dove spazio e tempo
mi accolgono in grembo
come nessuna madre qui.
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Di Paolo (del 16/07/2010 @ 10:18:32, in PERSONALE, linkato 30 volte)
E’ più difficile immaginare la morte di Dio o la morte della gravità?

E’ venuta prima la morte di Dio ed ha provocato sicuramente sgomento tra i credenti ad oltranza, ma anche tra i semplici dubbiosi e scettici.
Come si poteva immaginare il mondo senza l’idea di un “creatore” del tutto? Nella mia esperienza personale, per quello che conta, ho visto che si può convivere anche con l’idea della morte di Dio, perché quell’idea è talmente “umana”, utilitaristica, convenzionale che il suo abbandono può perfino fare del bene alla conoscenza ed alla “fede” stessa.

La morte della gravità, invece, mi sembra a prima vista, più difficile da comprendere e da digerire.
La mela è sempre caduta dall’albero e continuerà a farlo nonostante la scoperta della gravità e quindi anche nonostante la sua “morte”.
Nel mondo terrestre la legge della gravità esiste e quindi continuerà ad esistere nonostante le nostre interpretazioni.

Forse bisogna collocare questi due “elementi” -Dio e la Gravità- al di fuori dell’esperienza terrestre ed umana in senso lato e collocarli al di là del conoscibile e dello sperimentabile.
Occorre, cioè, pensare abbandonando le solide certezze sia della fede che della scienza, così come sono vissute dall’uomo collocato sul pianeta Terra.
Immaginare realtà non rapportabili e non riconducibili alla sola nostra esperienza per la quale esistono delle idee fondanti quali, appunto, l’idea di un ente creatore del tutto, da una parte, e di una legge di gravità inappellabile, dall’altra.

Da tempo sono certo dell’inesistenza del Dio costruito dall’uomo, ora mi confronto con l’ipotesi che anche una verità scientifica così fondata e fondante possa essere un’illusione terrena e terrestre.

Tra le due, comunque, mi sembra più accettabile la prima.
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Di Paolo (del 12/06/2010 @ 09:51:15, in ARTE, linkato 72 volte)

Per Inciso
Il grande sviluppo che ha avuto il digitale nella ricerca artistica contemporanea ha portato, secondo me, ad una diminuzione di interesse per le tecniche incisorie, soprattutto quelle tradizionali come l’acquaforte. Non come conseguenza diretta, ovviamente, ma come nuovo clima di sperimentazione e di possibilità di risultati che ha tolto interesse per tutto ciò che comportava e comporta esercizio continuo, difficoltà di esecuzione, tempo e pazienza. La pratica dell’incisione comporta una serie di conoscenze indispensabili per l’esecuzione anche della matrice più semplice. Si deve conoscere il comportamento dei metalli, degli acidi, delle vernici prima di poter affrontare il momento creativo, perché l’effetto desiderato in fase di stampa deve aver prima rispettato una serie di regole e di procedure inderogabili. Semplificando, sulla tela i colori possono essere gettati e versati in modo casuale riuscendo ad ottenere comunque una coerenza tra pensiero, gesto, opera finale. Sulla matrice, invece, la vernice deve essere posta in un certo modo, la morsura deve rispettare certi tempi, l’inchiostrazione dovrà essere precisa e puntuale e solo il rispetto di questi principi porterà al risultato finale voluto. Praticare oggi le tecniche incisorie sta diventando così una rara opportunità per chi dispone, anche per carattere, di pazienza e di precisione oltre che di tempo. Forse è anche un bene che sia così, per tenere lontano coloro, e sono tanti, che pensano di risolvere tutto con programmi di ritocco d’immagine per PC o altre scorciatoie rese possibili dalle nuove tecnologie. Ecco allora che “Per Inciso” assume il valore di documento, di testimonianza di ciò che le tecniche incisorie, debitamente applicate, possono produrre in ambito artistico. Opere che nulla hanno in meno della pittura. Forse, pensando agli scarsi risultati raggiunti dalla pittura contemporanea, hanno qualcosa in più, dato proprio dalla componente “manuale”, di bottega, come si sarebbe detto una volta in senso dispregiativo. Manualità e tecnica che assumono una connotazione positiva, perché rendono giustizia a quegli artisti che rifuggono dall’arte contemporanea di stampo concettuale-scenografico fine a se stessa così come dalla pittura-pittura esausta e/o sovrabbondante di tecnicismo senza contenuti di attualità. Nel presente catalogo ho scelto di illustrare le principali tecniche incisorie con immagini delle mie opere, lungo tutto il percorso artistico che va dalle prime prove del 1975 ai giorni nostri. Mi accompagneranno anche alcune opere di altri artisti che ho incontrato e frequentato tra Venezia e Parigi negli anni della mia formazione e con i quali ho spesso partecipato a esposizioni dedicate alla grafica. Alcune opere di grandi maestri (De Chirico, Fetting, Leonor Fini, Tramontin) allargano ancor più l’orizzonte incisorio, che qui ho voluto indicare. Un ringraziamento particolare, seppur postumo, va alla grande figura di Henri Goetz per i contributi di conoscenza e di ispirazione che mi hanno procurato i suoi insegnamenti e le sue opere. (Paolo Baruffaldi)

 artisti in mostra: Aliadière Baruffaldi Boni Bonnet Bortoluzzi Cadore Jan Cást Celiberti Chia Chimenti Costantini Dalla Venezia De Carolis De Chirico Dometti Ferri Fetting Leonor Fini Fraccalini Giacon Giancaterino Goetz Leclaire Lemant Licata Mackova Malvezzi Manani MoroLin Pescatori Pizzinato Raimbourg Smali Solberg Tramontin Zanini
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Di Paolo (del 29/04/2010 @ 11:55:15, in ARTE, linkato 56 volte)
>Sto preparando una mostra sulle tecniche dell'incisione, con opere in gran parte eseguite da me, nel corso della mia carriera artistica iniziata nel 1975, abbinate ad una scelta di opere di altri artisti-incisori incontrati tra Venezia e Parigi negli anni della mia formazione. Un piccolo catalogo in italiano, inglese e francese comprenderà testi ed immagini degli artisti scelti. Saranno esposte anche alcune opere di artisti storici: de Chirico, de Carolis, Goetz, Bortoluzzi, Chia, Fetting, e altri
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Di Paolo (del 13/04/2010 @ 14:47:04, in ARTE, linkato 64 volte)
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Di Paolo (del 08/04/2010 @ 14:48:13, in SOCIETA', linkato 118 volte)
abito in un comune (Chioggia), in provincia di Venezia, nella regione Veneto: tutte amministrazioni coerenti con la stessa coalizione di centro-destra che governa a Roma.
Ho una domanda precisa per almeno due ministri che si occupano di amministrazione pubblica e di semplificazione amministrativa, perché sono incappato in una vicenda in cui sono implicate, a vario titolo, le amministrazioni locali che (almeno nel mio caso) non sembrano applicare sul “territorio” i principi della buona e semplificata amministrazione.
Magari qualcuno da Roma potrà spiegarmi l’inghippo. Ho chiesto un permesso di costruzione per una villetta familiare nel marzo 2009 e sono ancora in attesa dell’autorizzazione per l’inizio dei lavori e siamo ad aprile 2010. Non so quale delle amministrazioni interessate sia la meno attenta alle esigenze del cittadino; quale la meno efficace nello svolgimento delle pratiche; quale la più “fannullona”.
Starà ai ministri trovarmi una giustificazione plausibile per questi tempi “biblici”, visto che predicano la semplificazione e sfornano leggi in apparenza favorevoli all’iniziativa privata anche nell’ edilizia.

 In breve: la domanda riguarda un lotto reso edificabile dal 2003; il progetto è stato presentato con tutta la documentazione necessaria e integrato dove richiesto; l’edificio è una semplice villetta familiare; la zona era agricola e non presenta particolari situazioni di salvaguardia o di tradizioni storiche da rispettare.

 Posso sapere dai ministri interessati (Brunetta e Calderoli), se trovano questi tempi di attesa “normali” e coerenti con tutte le disposizioni che hanno emanato in materia di servizio al cittadino?
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Di Paolo (del 07/04/2010 @ 10:23:31, in ARTE, linkato 69 volte)
Questa incisione fa parte del ciclo "Amanti, rilievi" del 1984. Si trattava di una serie di opere pittoriche incollate su sagome di legno, esposte presso la galleria "La Fenice", a Venezia. Questa è una acquatinta ispirata ad una delle opere del ciclo.
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Di Paolo (del 01/04/2010 @ 14:32:03, in PERSONALE, linkato 65 volte)
Altrove

Uno spazio ed un tempo
dove le leggi della Terra non dominano.

Spazio e Tempo
entità unica, finalmente possibile.

Follia estrema del nostro pensare
o prima verità senza miti e senza dei?
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Di Paolo (del 22/03/2010 @ 15:04:33, in SOCIETA', linkato 107 volte)
La scelta del Ristorante Un gruppo di amici di quarant'anni dibatteva e dibatteva per scegliere il ristorante dove passare una bella serata. Finalmente si decisero sul Ristorante Tropicale perche le cameriere usavano minigonne corte e scollature generose. Dieci anni più tardi, ai cinquanta, il gruppo si riunì di nuovo e ripresero a dibattere e a dibattere per scegliere il ristorante dove passare una bella serata. Finalmente si decisero sul Ristorante Tropicale perche il mangiare era buono e c'era un'ottima scelta di vini. Dieci anni più tardi, ai sessanta, il gruppo si riunì di nuovo e ripresero a dibattere e a dibattere per scegliere il ristorante dove passare una bella serata. Finalmente si decisero sul Ristorante Tropicale perche lì si poteva mangiare in pace e c'era una sala per fumatori. Dieci anni più tardi, ai settanta, il gruppo si riunì di nuovo e ripresero a dibattere e a dibattere per scegliere il ristorante dove passare una bella serata. Finalmente si decisero sul Ristorante Tropicale perche c'era una comoda rampa per sedie a rotelle e c'era pure un piccolo ascensore. Dieci anni più tardi, agli ottanta, il gruppo si riunì di nuovo e ripresero a dibattere e a dibattere per scegliere il ristorante dove passare una bella serata. Finalmente si decisero sul Ristorante Tropicale che trovarono tutti essere una gran bella idea poiché non ci erano mai stati.
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Di Paolo (del 19/03/2010 @ 09:27:56, in ARTE, linkato 85 volte)
Dal secondo dopoguerra ai giorni nostri, la domanda che più ricorre quando si parla di arte contemporanea è: dove va l’arte contemporanea?
 Di fronte al susseguirsi dei movimenti, delle tendenze, delle sperimentazioni, esiste una specie di inadeguatezza perfino da parte degli addetti ai lavori di riuscire a parlare d’arte in modo chiaro, soddisfacente e, soprattutto, “adeguato”.
 La rottura di tutti i canoni estetici precedenti, l’irruzione di nuove tecnologie e le frenesie di curatori di mostre, artisti ed enti “all’avanguardia”, hanno reso impossibile uno sguardo pacato su ciò che questa “arte contemporanea”.(contemporanea fino a quando?) produce e realizza come “opera” d’arte.
 Ridotte le manifestazioni d’arte pittorica a residuato antico e quasi archeologico, hanno diritto all’appellativo di opere d’arte contemporanea solo quelle che adottano almeno un mezzo tecnologico contemporaneo (dai primi video-tape al digitale attuale), realizzando quel precetto del “il mezzo è il messaggio”.
 Quanti video sono passati nelle varie Biennali italiane ed estere senza lasciare traccia di sé, significativi di solito solo per l’autore e l’incauto mecenate? E che dire delle installazioni e delle performance?
 Di solito amplificano eventi tragici trasmessi da tutti i mass-media (guerre, mutilazioni, violenze, nuove barbarie), e servono solo per stendere articoli di fondo scandalizzati od osannanti in occasione delle vernici degli eventi che le ospitano, per poi cadere anch’esse nel dimenticatoio. …ma se non fosse così?...
 Basterebbe la pittura a ridare forza alle manifestazioni d’arte contemporanea? Concretamente e onestamente devo dire, da sostenitore della pittura, no! Non basterebbe.
 Non basterebbe, perché non ci sono in giro artisti che siano pittori e pensatori insieme. La pittura in quanto tale è sempre più ridotta alla sola funzione decorativa e/o ripetitiva di canoni ormai storicizzati e quindi di poca efficacia per rappresentare compiutamente l’attualità.
 Bisogna allora decidersi: demandiamo all’arte contemporanea il solo scopo di testimoniare l’aspetto tecnologico della ricerca artistica, slegandola dai contenuti e limitiamoci pertanto ad ammirare con stupore quello che gli artisti riescono ad escogitare…oppure pretendiamo che anche quest’arte così fortemente connotata tecnicamente abbia un qualche “messaggio” che non sia sempre e solo autoreferenziale.
 Molta parte di questa arte contemporanea è stata definita “arte povera”, riferendosi sicuramente all’uso di materiali poveri. Ma che simpatico paradosso contiene! Non c’è nulla di più RICCO dell’arte povera, oggi…
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