

Partiti e padroni Forse è il momento di fare un piccolo ragionamento sui partiti attualmente operativi a livello nazionale, in Italia. Quanti sono autentici partiti democratici e quanti, invece, sono l’espressione di un padre-padrone o di un padre-tutore unico? Per cominciare dal più emblematico, il cosiddetto
Partito delle Libertà o Pdl, occorre dire di chi è espressione? chi ne è il padre-padrone unico? Semmai è necessario ricordare che l’assorbimento di quello che fu il partito della destra, ex MSI e poi Alleanza nazionale, ha permesso una semplificazione, togliendo Fini dal numero dei padri-padroni a tutto vantaggio di Berlusconi.
La Lega. Anche qui non ci sono dubbi. E’ il partito di Bossi.
L’ Udc di chi è? Casini, senza dubbio. Gli altri pretendenti sono andati a rifugiarsi in altri gruppi per avere un po’ di visibilità e/o di potere, visto che l’unico leader è proprio Casini.
L’Idv, Italia dei Valori, è di Di Pietro, punto.
Il
Partito Radicale non si identifica forse nel duo Pannella-Bonino, anche se nomina altri come segretari pro-tempore?
Resta il
PD, partito democratico che, in quanto “democratico”, delega al segretario la “padronanza”, ma con limiti e condizionamenti che di fatto non lo portano ad assumere il ruolo di “padrone” come i colleghi negli altri partiti.
Quindi, su sei partiti, cinque sono l’espressione di un leader autentico e il sesto, il solo a definirsi, guarda caso, “democratico” è l’unico senza un leader unico, riconosciuto, incontestato e incontestabile. Da questo punto di vista si ha, anzi, la contraddizione massima: è il solo partito a funzionare ancora con sistemi di selezione e di nomina simili a quelli del passato proprio mentre tutti gli altri si sono trasformati in “partiti del leader”.
Sempre a sinistra, inoltre, la frammentazione in partitini di quello che era il
PCI, ha tolto rappresentanza ad una parte notevole dell’elettorato. O si riuniscono con un sistema simile al Pd, quindi con leader scelto democraticamente, ma debole, oppure non potendosi configurare come un partito unico, di tipo stalinista o berlusconiano, rimarranno satelliti isolati o destinati alla convergenza con il Pd.
Questa anomalia del Pd, nel panorama attuale governato e regolamentato da questo sistema elettorale, lo destina ad essere partito di massa, ma non partito di governo, perché non riuscirà mai ad avere una linea unica ed indiscussa tale da riunire la maggioranza del paese sotto le proprie insegne. Qualsiasi accordo tra due o più formazioni ad esso alternative, raggiungerà sempre la maggioranza per quanto il governo nazionale e, tra non molto, anche nelle altre situazioni locali a partire dalle grandi Regioni.
Il sistema maggioritario che dovrebbe favorire la formazione di due soli partiti, uno di simil-destra e l’altro di simil-sinistra, in Italia resterà una possibilità teorica o molto remota, perché il sistema elettorale stesso non lo favorisce e, soprattutto, la mentalità dell’elettore italiano non sa stare solo in una collocazione “fissa” ed aspira sempre a distinguere e distinguersi.
Ecco perché l’Italia attuale non può che essere berlusconiana, cioè stalinista di destra. Dire di Berlusconi che è l’erede di Mussolini e che il suo movimento è simil-fascista risulta perciò una grande inesattezza storica. Berlusconi incarna lo stalinismo di destra, un sistema a partito unico, a padrone unico, da assumere in toto senza “se” e senza “ma”, vera e propria religione assoluta.
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